Stoker, ansia e perversione.

Sabato sera, pizza, gelato e cinema. stoker

Ricetta vincente e, nella maggior parte dei casi, appagante più di qualsiasi pub o discoteca. Sono un po’ all’antica in questo senso…

Il film prescelto è Stoker di Chan-wook Park.  Con Mia Wasikowska, Matthew Goode, Nicole Kidman, Jacki Weaver, Alden Ehrenreich.

Un film, a dire il vero, poco pubblicizzato, di sicuro meno rispetto ai prodotti più commerciali degli ultimi mesi tipo L’evocazione, Kick-ass 2, Come ti spaccio la famiglia di cui si vedono talmente spesso i trailer che, quando poi li vai a vedere, hai la sensazione di sapere già come va a finire!

Come con i libri, anche con i film, ho la tendenza a scegliere quelli su cui il marketing e la comunicazione abbiano influito meno nelle logiche di mercato…perché?…forse perché conosco i miei polli!

La storia della famiglia Stoker si svolge in una lussuosa villa della campagna americana. La protagonista è India Stoker. La narrazione comincia il giorno del suo diciottesimo compleanno con il primo drammatico colpo di scena: la morte dell’amato padre con cui India condivideva la passione per la caccia. Quel giorno, in casa Stoker arriva lo “sconosciuto” zio Charlie, giovane, affascinante, misterioso, un viaggiatore, esperto di vini e di cucina e dell’arte del corteggiamento.

India mostra subito una certa avversione nei confronti di zio Charlie, ne avverte la natura controversa, la odora, gliela legge negli occhi in un gioco perverso di sguardi pieni di repulsione, odio e desiderio sessuale.

Charlie corteggia la vedova ricca e annoiata, malinconica e triste in tutta la sua solitudine di apparenze, interpretata da Nicole Kidman, e India è attratta da questo gioco e, contemporaneamente, ne è gelosa. Avverte però che, tra lei e Charlie c’è un legame, una coincidenza d’animi, una somiglianza, un’attrazione che va oltre la carnalità. E’ un tarlo, un’idea che si insinua nel profondo, perché non si erano mai incontrati?; perché, anzi, non era nemmeno a conoscenza dell’esistenza di questo giovane e affascinante zio?

La soluzione del mistero comincia ad arrivare quando ad India tornano in mente le parole del padre a proposito del perché la portasse a caccia tanto assiduamente: “a volte è meglio fare qualcosa di eticamente brutto per evitare il peggio”. La caccia, insomma, a scopo catartico e curativo di un’eredità genetica, di una tara familiare.

E qui mi fermo altrimenti svelerei troppo!

Per una volta non sono d’accordo con la recensione di mymovies.

Una regia tutto sommato bella, sulla falsariga dei fratelli Cohen, luminosa e scenografica, con molti elementi metaforici e tanti flashback che ci riportano indietro per spiegarci meglio il presente, forse in modo un po’ ossessivo. Il film, nonostante la luce, è angosciante, tenebroso, a tratti lento, perverso, opprimente, i personaggi sono tratteggiati in modo un po’ “superficiale”, interagiscono all’interno di situazioni che sono un po’ i classici cliché del noir old style.

Insomma, bocciato certamente no, è arte e, per come la vedo io, può piacere o meno a seconda di quanto coincide col nostro immaginario interiore. Piuttosto posso affermare che questo film coincide poco col mio! Non mi ha coinvolto, anzi. Mi ha turbata, un po’ stancata.

Avevo in programma un’altra visione ma non avevo più energie quindi, alla prossima e Buona visione!

 

 

 

 

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